Idee, esperienze e testimonianze che raccontano come il Progetto di Vita possa diventare realtà.
Nel Panel intitolato “Relazioni affettive e Progetto di Vita”, Francesca Palmas, del Centro Studi di ABC Italia, racconta come la dimensione dell’affettività per le persone con disabilità non sia un aspetto secondario o opzionale, ma un vero e proprio diritto umano fondamentale. Attraverso il confronto tra vissuti e prospettive diverse, emerge l’urgenza di abbattere barriere e tabù per garantire percorsi incentrati sull’amore, sull’amicizia e sulla coppia in ogni fase della vita.
Un patrimonio di storie, sostegni e strategie che oggi trova un inquadramento cruciale nei lavori dell’OND (Osservatorio Nazionale sulla Disabilità) e nel Piano d’azione triennale, dimostrando come questa attenzione abbia effetti diretti sulla qualità di vita e sulla piena partecipazione sociale.
Nell’intervento integrale afferma: “L’affettività e la comunicazione si imparano insieme fin dall’infanzia: non sono argomenti tabù, ma naturali come il respiro, e la scuola è la nostra prima alleata. Dobbiamo fare nostro l’imperativo del pedagogista Mario Tortello: ‘Pensami adulto!’. Già all’interno del PEI, a 3, 4 o 5 anni, è fondamentale progettare un percorso che guardi alla persona che quel bambino diventerà, perché lavorare sull’educazione affettiva fin da subito significa fare prevenzione e creare un vero moltiplicatore di opportunità.”
Il Progetto di Vita significa superare la logica di una tutela puramente assistenziale o protettiva per affermare il diritto di ogni persona a vivere appieno la propria sfera relazionale e sentimentale attraverso sostegni flessibili, costruiti sui desideri profondi, sulla reciprocità e sulla piena partecipazione alla vita sociale.
Perché questo diritto diventi realmente esigibile, è fondamentale che l’attenzione alla dimensione affettiva accompagni questa trasformazione, sostenendo Progetti di Vita capaci di restituire dignità, valore e felicità alle relazioni umane nel proprio contesto di vita.