Scuola: non basta esserci per partecipare, ovvero L’inclusione si costruisce, non si improvvisa!
Superando.it – 2 Luglio, 2026 di Francesca Palmas – Pedagogista e responsabile Scuola e Centro Studi della Federazione ABC Italia (Associazione Bambini Cerebrolesi).

Con la chiusura dell’anno scolastico si apre il tempo della programmazione ed è proprio durante l’estate che si devono porre le basi dell’inclusione per il prossimo anno. Ricordando sempre che, come sottolinea Francesca Palmas, pedagogista e responsabile Scuola e Centro Studi della Federazione ABC Italia, «l’inclusione autentica non significa semplicemente essere presenti in aula. Significa poter partecipare, apprendere, scegliere e costruire il proprio futuro insieme agli altri».

Le scuole hanno ufficialmente concluso il 30 giugno le procedure di chiusura dell’anno scolastico, ma il lavoro per costruire una scuola davvero inclusiva è tutt’altro che terminato. Anzi, è proprio nei mesi estivi che si preparano le condizioni organizzative, educative e professionali che permetteranno, da settembre, a ogni alunno e a ogni alunna di partecipare pienamente alla vita scolastica. L’inclusione, infatti, non è un gesto di buona volontà né un intervento improvvisato, ma è il risultato di una progettazione condivisa, di una precisa organizzazione e della corresponsabilità di tutti i soggetti coinvolti.

Il PEI: uno strumento di progettazione condivisa
Con la conclusione dei GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione), sono stati sottoscritti i PEI (Piani Educativi Individualizzati), elaborati con la partecipazione della scuola, delle famiglie e dei professionisti coinvolti. Il PEI rappresenta molto più di un documento amministrativo: è il progetto educativo che definisce gli interventi, i sostegni e le strategie necessarie affinché l’inclusione diventi una pratica concreta.
Non riguarda soltanto gli studenti con disabilità, ma orienta l’intera organizzazione della scuola verso ambienti di apprendimento accessibili, flessibili e capaci di valorizzare le caratteristiche di ciascuno. Personalizzazione degli interventi, relazioni tra pari e partecipazione attiva diventano così elementi essenziali di una scuola che educa tutti.

Le pre-condizioni che rendono possibile l’inclusione.
Perché il diritto all’inclusione possa tradursi in realtà, servono solide precondizioni organizzative. Gli esperti parlano di veri e propri “indicatori strutturali dell’inclusione”, elementi che consentano alla scuola di funzionare come comunità educativa aperta e accessibile.
Tra questi rientrano la disponibilità di insegnanti di sostegno qualificati, educatori e assistenti adeguatamente formati, docenti curricolari preparati sui temi dell’inclusione, ambienti privi di barriere architettoniche e sensoriali, spazi accoglienti, strumenti tecnologici e materiali didattici specifici – dai software dedicati ai libri tattili, fino ai supporti per la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).
Anche il trasporto scolastico rappresenta un tassello fondamentale, perché l’autonomia inizia dal poter raggiungere la scuola nelle condizioni più adeguate.
Ma non basta contare le risorse disponibili. È necessario valutarne la qualità. L’inclusione, infatti, non può essere affidata all’improvvisazione o alla capacità di arrangiarsi. Richiede competenze, formazione continua e interventi realmente personalizzati. Non ci si può permettere di sperimentare sulla pelle dei ragazzi e delle ragazze.

Numeri in crescita, ma la sfida riguarda la qualità.
Secondo i dati riportati dal «Sole 24 Ore», il 97% degli studenti/studentesse con disabilità partecipa alle attività comuni della classe. Un dato positivo che però convive con una criticità significativa: quasi il 30% non consegue il diploma di scuola secondaria superiore.
Negli ultimi anni gli studenti/studentesse con disabilità sono aumentati sensibilmente, passando dai 216.452 dell’anno scolastico 2015/2016 ai 312.235 del 2022/2023. Parallelamente è cresciuto anche il numero degli insegnanti di sostegno, migliorando il rapporto tra docenti e alunni/alunne con disabilità da 0,59 a 0,70, grazie anche alle deroghe regionali rispetto allo standard nazionale di un insegnante ogni due studenti.
Tuttavia permane una criticità strutturale: una quota significativa dei docenti impiegati sul sostegno non possiede una formazione specifica e oltre la metà è costituita da personale precario. Per questo i dati non devono essere letti soltanto in termini quantitativi. La vera sfida, infatti, riguarda la qualità degli interventi, la continuità educativa e gli investimenti sulla scuola. Politiche orientate esclusivamente al contenimento della spesa o misure che rischiano di limitare la partecipazione producono effetti opposti rispetto agli obiettivi dell’inclusione.

Dal PEI al Progetto di Vita.
Oggi il Piano Educativo Individualizzato non può più essere considerato un percorso isolato. Deve essere infatti parte integrante del più ampio Progetto di Vita, che accompagna la persona sin dalla scuola dell’infanzia. È proprio nei primi anni di scuola che prende forma la prospettiva richiamata a suo tempo dal pedagogista Mario Tortello con un invito ancora attualissimo: «Pensami adulto!». Questo significa progettare fin da subito guardando al futuro, collegando scuola, famiglia, servizi e territorio in un percorso continuo capace di sviluppare autonomia, autodeterminazione e partecipazione sociale.
Lo stesso PEI, nella sua struttura, prevede già il raccordo con il Progetto Individuale, favorendo un allineamento tra tutti gli interventi che riguardano la vita della persona. Si tratta di un approccio definito “ecologico” e ispirato al modello bio-psico-sociale, che supera una lettura esclusivamente sanitaria della disabilità e considera invece la persona nella relazione con il proprio ambiente di vita.
Una progettazione multidisciplinare di questo tipo non produce benefìci soltanto per gli studenti coinvolti, ma contribuisce a costruire comunità più inclusive, capaci di riconoscere il valore delle differenze come risorsa collettiva.

Una scuola che prepara il futuro.
L’attuazione del Decreto Legislativo 62/24 (applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità) completerà il percorso avviato con il Decreto Legislativo 66/17, rafforzando il collegamento tra inclusione scolastica e Progetto di Vita. La scuola diventerà così il primo luogo in cui costruire la cittadinanza delle persone con disabilità, accompagnandole lungo un percorso che non si esaurisce tra i banchi, ma guarda all’età adulta, al lavoro, alla partecipazione sociale e all’autonomia.
Perché l’inclusione autentica non significa semplicemente essere presenti in aula. Significa poter partecipare, apprendere, scegliere e costruire il proprio futuro insieme agli altri.

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